Pietro Bertonelli
M.are
Anno 2026
Stucco e acrilico su pannello, cm. 50×50
Pietro Bertonelli porta avanti una ricerca che affonda le radici nella materia e nella sua capacità di trasformarsi in linguaggio. La sua formazione non accademica gli permette un approccio libero, istintivo, spesso guidato più dall’urgenza espressiva che dalla tradizione. Negli anni ha partecipato a numerose rassegne collettive, sia in Italia che all’estero, collaborando con diverse realtà culturali e sviluppando un percorso personale riconosciuto anche da alcune istituzioni artistiche. Il conferimento del Dottorato d’Onore dell’Academy of Rome e la presenza in contesti espositivi come il Padiglione Armenia della Biennale di Venezia testimoniano la continuità del suo impegno e della sua crescita nel campo delle arti visive.
In questo quadro si inserisce “M.are” (2026), un’opera che rappresenta una delle espressioni più mature della sua ricerca materica. Realizzata con stucco e acrilico su pannello, la composizione si presenta come una superficie viva, scolpita, attraversata da rilievi e increspature che catturano la luce e la trasformano in movimento. Il titolo, frammentato, suggerisce già un’interpretazione aperta: il mare come elemento, come memoria, come percezione.
Osservando l’opera, la sensazione è quella di una visione dall’alto, come se lo sguardo si staccasse dalla terra e contemplasse l’acqua da una prospettiva aerea, quasi astratta. Le onde non sono più onde: diventano pieghe, tracce, ritmi, un grande manto mosso dal vento. La materia, modellata con decisione, crea un paesaggio che non è più naturalistico ma sensoriale. È il mare quando lo si guarda da un aereo, quando la distanza lo trasforma in una superficie lunare, lontana, misteriosa. Le increspature sembrano muoversi all’unisono, come un concerto silenzioso, sincronizzato, impossibile da percepire da dentro l’acqua ma chiarissimo da sopra.
Il colore, modulato in tonalità di blu e azzurri profondi, incide lo spazio e amplifica la profondità. Ci si perde dentro, come in un mare vivo che respira, pulsa, si espande oltre il limite del pannello.
“M.are” è un’opera che non rappresenta: evoca. Non descrive il mare: lo ricrea nella mente di chi guarda.
Maria Teresa Majoli







