Ottavio Mangiarini
Carnet delle piccole teste sognate 11
Anno 2024
Olio e pastello su carta, cm. 21×14
Nel lavoro di Ottavio Mangiarini, la carta non è un semplice supporto, ma un luogo mentale: una superficie dove il pensiero prende forma con la rapidità del gesto e la sincerità dell’immediatezza. Per l’artista, il foglio è una dimensione intima, quasi una preghiera quotidiana, un modo per fissare ciò che normalmente scivola via: intuizioni, emozioni, frammenti di vissuto. In un mondo che corre veloce e riduce tutto a comunicazione “smart”, Mangiarini rivendica la lentezza del segno, la profondità dell’ascolto, la possibilità di ritrovare un rapporto autentico con l’immagine e con se stessi.
La serialità è una delle chiavi del suo metodo: tornare più volte sullo stesso soggetto significa abitarlo, trasformarlo, lasciarlo evolvere come accade ai pensieri nel tempo. Ogni variazione è una tappa, un piccolo scarto che costruisce un percorso. Così nascono i suoi carnet, raccolte di volti, busti, figure o uccelli stilizzati che diventano mappe interiori, pagine di un diario visivo.
All’interno di questo orizzonte si colloca “Carnet delle piccole teste sognate 11”, un’opera che condensa la forza espressiva del suo linguaggio. Il volto, stilizzato e ridotto all’essenziale, richiama una fisionomia africana, attraversata da segni verticali azzurri e arancio che evocano ritualità, danza, appartenenza. Non è un ritratto realistico, ma un simbolo: una maschera contemporanea che parla di identità, memoria e trasformazione.
Il disegno a grafite, rapido e vibrante, costruisce la struttura del volto con pochi tratti sicuri. Le velature calde e l’aura arancio che lo circonda amplificano la sensazione di energia, come se il personaggio fosse colto in un momento di concentrazione o di trance. I segni azzurri che attraversano la superficie introducono un ritmo interno, un movimento che anima la figura e la rende viva.
Mangiarini non descrive: evoca. Non racconta una storia precisa, ma apre uno spazio di possibilità. Questa piccola testa sognata diventa così un frammento di umanità universale, un volto che appartiene a tutti e a nessuno, un’immagine che parla di culture, emozioni e comunicazioni profonde.
“Carnet delle piccole teste sognate 11” è una pagina di diario, un pensiero fissato nel colore, un istante di introspezione che si fa icona.
Maria Teresa Majoli







