Davide Giallombardo

Fat Man #3

Anno 2024

Opera di grafica digitale stampata su tela, cm. 30×30

La ricerca di Davide Giallombardo ruota da sempre attorno alla natura umana, osservata con uno sguardo ravvicinato, diretto, privo di compiacenze. Le sue figure emergono da fondi neutri o oscuri come presenze sospese, segnate dal tempo, dalla fragilità, da una tensione interiore che si manifesta nei volti e nei corpi. Anche quando l’artista affianca alla pittura la tecnica digitale, la sua poetica rimane immutata: atmosfere cupe, luci soffuse, memorie che sembrano provenire da un altrove indefinito. Ombre e bagliori diventano strumenti narrativi, capaci di rivelare e nascondere, di suggerire più che mostrare.

All’interno di questa visione si inserisce la serie Fat Man, una riflessione sul corpo come luogo dell’eccesso e del desiderio. Gli uomini ritratti incarnano la bulimia dell’accumulo: non solo materiale, ma emotivo e sociale. La loro monumentalità non è celebrazione, ma conseguenza; non è potere, ma peso. Il corpo diventa metafora di ciò che si trattiene, di ciò che si teme di perdere, di ciò che si accumula fino a deformare la naturalezza delle forme.

Fat Man #3 rappresenta una delle interpretazioni più equilibrate e psicologicamente sottili della serie. La figura, imponente ma composta, si staglia contro un fondo caldo e uniforme che ne esalta la presenza. L’abito elegante, il cappello, la postura controllata: tutto richiama un’idea di decoro e di ruolo sociale. Ma è proprio questa compostezza a rivelare la tensione interna dell’opera.

L’uomo posa con una sicurezza apparente, quasi teatrale, ma il corpo racconta altro: racconta eccesso, desiderio, accumulo, una tracotanza che ha superato il limite della misura. La mano sul fianco, il bastone impugnato, la rigidità della posa: ogni dettaglio suggerisce un tentativo di mantenere un’immagine di controllo che però non riesce a contenere il peso simbolico della figura.

Giallombardo non giudica: osserva. E invita lo spettatore a fare lo stesso. A interrogarsi su quanto il corpo sia un archivio di ciò che desideriamo, di ciò che tratteniamo, di ciò che ci sovrasta.

“Fat Man #3” diventa così un ritratto psicologico potente, un’immagine che parla di identità, apparenza, eccesso e fragilità, completando la trilogia con una nota di inquieta compostezza.

Maria Teresa Majoli

Uomo corpulento in posa composta, con cappello e bastone, su fondo caldo; ritratto che unisce monumentalità e vulnerabilità.

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