Maura Mattiolo
Collezione AFASIA opera n. 10
Maura Mattiolo è una pittrice che attraversa con naturalezza il territorio dell’informale, lasciando che sia il colore – o meglio, la sua sospensione – a generare il mondo prima ancora della forma. La sua pittura nasce da un ascolto profondo: non impone, non costruisce, non definisce. Suggerisce. Le immagini emergono dai rapporti tonali, dai piani che si dividono e si ricompongono, dalle stratificazioni che creano atmosfere silenziose, rarefatte, sempre in bilico tra intuizione e memoria.
In Afasia in bianco questa poetica si concentra in una dimensione ancora più essenziale. L’opera, costruita attraverso materiali come cementite, carta, stucco fibrato e sabbie, si presenta come un campo visivo unico, tenue, luminoso, attraversato da rilievi che catturano la luce e la restituiscono in modo morbido, quasi respirato. Le superfici sono ruvide, increspate, ma immerse in una tonalità chiara che amplifica la sensazione di sospensione. Le ombre dei rilievi disegnano forme minime, appena accennate: frammenti di paesaggi interiori, memorie che affiorano e subito si ritirano.
Il titolo, Afasia, apre una chiave di lettura decisiva. L’afasia è l’incapacità di parlare, o di trovare le parole giuste. Qui diventa metafora di un linguaggio ridotto all’essenziale: non più un colore dominante, ma una luce. Un bianco che non è vuoto, ma densità trattenuta. È un “non dire” che parla attraverso la materia, un silenzio che vibra nelle sue variazioni minime, nei passaggi tonali, nei respiri della superficie.
Mattiolo costruisce così un’opera che è insieme astratta e profondamente emotiva. Le sue radici nel paesaggio del Polesine — quella terra piatta tra cielo e mare — affiorano come echi lontani: orizzonti, nebbie, chiarori che non imitano la natura ma ne riprendono il ritmo. Afasia è un luogo interiore, un paesaggio dell’anima in cui la luce diventa geografia, memoria, respiro.
È un’opera che non chiede di essere capita: chiede di essere sentita. E nel suo silenzio chiaro, parla con una forza che non ha bisogno di parole.
Maria Teresa Majoli







