Mario Barsotti
Shape 05
Anno 2026
Acrilici e vernice su cartoncino spesso, cm. 100×70
Mario Barsotti, artista viareggino autodidatta e schivo, appartiene a quella rara categoria di autori che preferiscono lasciare che siano le opere a parlare. La sua ricerca si muove in un territorio concettuale fatto di costruzioni tridimensionali essenziali, dove linee curve e rette rigorose si alternano come elementi di un linguaggio segreto. Le sue composizioni sembrano mappe interiori, architetture mentali che non descrivono luoghi reali ma spazi simbolici, capaci di attivare l’inconscio dello spettatore. La tavolozza è ridotta e calibrata: bianchi e neri dominanti, terre e sabbie calde, bruni profondi, e rari rossi strategici che funzionano come segnali, pulsazioni, punti di tensione.
Barsotti costruisce enigmi visivi. Le sue opere non si offrono mai in modo immediato: richiedono una lettura lenta, un avvicinamento progressivo. Ogni dettaglio può diventare indizio, ogni vuoto si trasforma in un campo di significato. Le forme, a metà tra architettura e natura, tra struttura e intuizione, invitano a un dialogo silenzioso in cui ordine e disordine convivono, presenza e assenza si sfiorano, il visibile lascia intravedere il nascosto. È un’arte che non impone risposte: apre possibilità.
In questo percorso si inserisce Shape 5, parte di una serie in cui Barsotti lavora su fondi quasi incolori — panna, crema, verdi pallidi — superfici sospese che sembrano respirare luce. Su questi piani neutri si muovono linee rosse che attraversano l’opera, si intersecano, si sfalsano, creando una sorta di gabbia visiva. Non c’è prospettiva tradizionale: le linee seguono logiche proprie, si inclinano, si contraddicono, costruendo una struttura che evoca forme presenti nel nostro inconscio ma non immediatamente riconoscibili. È proprio questa ambiguità a generare un’adesione istintiva: lo spettatore percepisce qualcosa di familiare, ma non riesce a nominarlo.
L’opera diventa così una sfida intellettuale elegante, un enigma che non si risolve ma che continua a vibrare nella mente. Al di là della precisione formale, Shape 5 affascina perché mette in moto il pensiero: invita a cercare, a interpretare, a lasciarsi attraversare dal mistero delle sue linee.
Maria Teresa Majoli







