Lucio Pintaldi
Donna allo specchio
Anno 2026
Acrilico su tela 50×70
Lucio Pintaldi (Noto, 1982) sviluppa una ricerca visiva fondata su un linguaggio immediato e istintivo, dove la figura umana viene ridotta all’essenza per diventare simbolo universale. Le sue opere nascono da una gestualità spontanea, nutrita da colori intensi e da una materia che si fa racconto emotivo. La sua cifra più riconoscibile è la presenza di personaggi stilizzati, esseri archetipici dalla testa ovale e dalle forme morbide, capaci di incarnare emozioni e stati interiori più che identità individuali. Accanto alla pittura, l’artista esplora materiali e tecniche differenti, mantenendo sempre un approccio narrativo che unisce intimità e immediatezza.
In “Donna allo specchio”, Pintaldi porta questa poetica dentro una scena quotidiana che diventa metafora. La figura femminile, resa con il suo tratto tipico, è colta in un gesto sospeso: le mani sollevate sul capo, come se stesse sistemando i capelli o preparandosi a un passaggio imminente. Il movimento circolare delle braccia richiama la forma stessa della psiche, lo specchio verticale che ha davanti. È un gioco di rimandi: una psiche di fronte a una psiche, un’immagine che si osserva e si interroga.
Eppure lo specchio non riflette nulla. La superficie è bianca, opaca, silenziosa. Non restituisce un volto, non conferma, non rassicura. In questo vuoto si apre il nucleo emotivo dell’opera: la donna sembra cercare un segno, un’immagine che la aiuti a riconoscersi prima di affrontare ciò che l’attende, ma il futuro rimane sospeso, non decifrabile. I colori vivaci e il tratto naïf addolciscono la scena, ma non cancellano quella lieve incertezza, quella domanda muta che attraversa il quadro.
Pintaldi costruisce così un momento intimo e universale: il tentativo di vedersi, di capirsi, di prepararsi, anche quando lo specchio non risponde. Una riflessione semplice e profonda sulla fragilità dell’identità e sulla ricerca di conferme che spesso restano invisibili.
Maria Teresa Majoli







