Paola Bertini
Steampunk
Anno 2025
Pirografia su legno di olivo, cm. 32×18
Nel percorso di Paola Bertini, la pirografia non è solo una tecnica: è un modo di trasformare il legno in un universo narrativo. Dopo aver esplorato a lungo il mondo naturale con animali realistici e atmosfere silenziose, l’artista apre un’altra porta della sua immaginazione: quella dello steampunk, un linguaggio visivo che unisce estetica vittoriana, ingranaggi, meccanismi, orologi, metalli immaginari e un gusto retrofuturistico. È un mondo dove natura e macchina convivono, dove il passato incontra un futuro mai esistito, dove ogni dettaglio è un piccolo enigma.
In “Il Corvo Steampunk”, questa dimensione prende forma con una forza sorprendente. Il corvo, animale simbolico per eccellenza, diventa qui una creatura meccanica e poetica allo stesso tempo. Indossa un cappello a cilindro, occhialini da aviatore, catene, ingranaggi, placche metalliche: un intero arsenale di dettagli che Bertini incide con una precisione incredibile. La pirografia, che di solito restituisce morbidezze naturali, qui diventa strumento per creare superfici metalliche, ombre profonde, contrasti netti. Il gioco di ombre tra gli ingranaggi è accattivante, quasi ipnotico: sembra davvero che il corvo sia animato da un meccanismo interno, come un automa antico.
La forma naturale del legno, con i bordi irregolari e la corteccia lasciata a vista, crea un contrasto potentissimo: la materia viva contro la macchina immaginaria. È proprio questo dialogo a rendere l’opera unica. Il corvo sembra emergere da un mondo parallelo, sospeso tra bosco e officina, tra natura e invenzione. Ogni dettaglio racconta una storia: il cappello, gli ingranaggi, le piume che diventano metallo, il corpo che si trasforma in un piccolo capolavoro di orologeria fantastica.
“Il Corvo Steampunk” è un’opera che mostra un’altra faccia di Paola Bertini: non solo la ritrattista sensibile degli animali, ma anche l’artista capace di costruire immaginari complessi, ironici, eleganti. Una creatura che non esiste, ma che sembra incredibilmente reale.
Maria Teresa Majoli







