Mara Di Campli

La Bimba e la Volpe

Anno 2026

Olio su tavola, cm. 40×30

Mara Di Campli ha una pittura figurativa raffinata, intrisa di ricerca e sensibilità narrativa. Livornese, classe 1957, ha iniziato da autodidatta per poi perfezionarsi alla Libera Accademia Trossi Uberti, costruendo negli anni un linguaggio visivo riconoscibile, centrato sull’isolamento del soggetto e su una tensione costante tra realtà e immaginazione. I suoi protagonisti – fiori, animali, figure umane – emergono da sfondi anonimi che ricordano carte da parati: ambienti mentali più che scenari reali, superfici rigorose che non raccontano ma amplificano. È in questo contrasto tra presenza e assenza che si gioca la forza delle sue immagini, sospese in un tempo privato, in un altrove che riguarda solo loro.

Le sue figure, spesso individui qualunque colti nella folla e isolati da ogni contesto, non narrano storie precise ma evocano atmosfere interiori, solitudini condivise, intuizioni emotive. Nel ritratto, Di Campli predilige corpi non convenzionali, volti segnati, sguardi obliqui, sempre con un taglio fotografico che cattura un gesto, un’espressione, un dettaglio vivo. Non c’è estetismo, ma empatia: la dignità nascosta del quotidiano.

In questa opera, Mara Di Campli porta al massimo la sua capacità di creare un dialogo muto, sospeso, carico di significato. La scena è semplice, quasi essenziale: una bambina e una volpe, una accanto all’altra, illuminate da una luce che sale dal basso e accende i loro volti.

Ma ciò che accade è tutt’altro che semplice.

La bambina si è voltata di scatto: i piedini restano rivolti in avanti, il corpo non ha ancora seguito il movimento, ma il viso sì. La volpe, accanto a lei, fa lo stesso. Entrambe guardano qualcosa fuori campo, qualcosa che ha attirato la loro attenzione e forse anche il loro giudizio. È come se un elemento esterno fosse entrato improvvisamente nella loro intimità, turbando per un attimo la loro amicizia silenziosa.

La bambina ha un viso aguzzo, quasi da piccola volpe. La volpe, al contrario, sembra una bambina: la sua coda morbida si rintana dietro le gambe della piccola, come un gesto di pudore o protezione. È un gioco di specchi, di identità che si sfiorano e si scambiano, di somiglianze che diventano racconto.

La luce dal basso crea un’atmosfera teatrale, quasi da scena colta all’improvviso. Non sappiamo cosa stiano guardando, ma sappiamo che è importante per loro. E in questo non-detto, in questo spazio lasciato allo spettatore, si apre la vera forza dell’opera.

Maria Teresa Majoli

Bambina in abito chiaro accanto a una volpe, entrambe illuminate dal basso mentre guardano fuori campo con espressione attenta. Opera di Mara Di Campli.

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