Laura Ruberto
Ricomincia la luce
Anno 2026
L’arte di Laura Ruberto è un processo di trasformazione continua, un intreccio di materiali, memorie e gesti che costruiscono una narrazione visiva in costante evoluzione. Le sue opere nascono da una stratificazione attenta e sensibile: vecchie stoffe domestiche, tele ridipinte, metalli, fili, chiodi e materiali di recupero diventano elementi vivi, portatori di storie che l’artista riattiva nel presente. In questo dialogo tra passato e attualità, Ruberto costruisce composizioni in cui la geometria non soffoca l’emozione, ma la amplifica. Le forme e i colori si dispongono con un rigore che non è mai freddo: è un ordine vibrante, capace di accogliere la libertà del gesto e la complessità della materia. Le sue opere colpiscono subito per l’equilibrio estetico, per la capacità di accostare texture diverse che catturano la luce in modi molteplici, creando superfici quasi palpabili.
La scelta dei materiali non è mai neutra: ciò che è stato scartato o consumato dal tempo viene recuperato e trasformato, caricandosi di un valore etico oltre che estetico. In questa operazione si intrecciano riflessioni sul genere, sulla memoria collettiva, sulle disuguaglianze. Ogni opera diventa così un luogo di ascolto, un ponte tra esperienza personale e dimensione universale.
In Ricomincia la luce (2026), tutto questo si concentra in un’immagine che nasce nel punto esatto in cui il giorno sembra dissolversi, ma in realtà ricomincia a respirare. Nel tramonto che sfuma sul mare affiorano forme appena accennate, simboli di un nuovo inizio: i colori non raccontano una fine, ma il movimento segreto della luce che ritorna e si rinnova. L’opera appare come una grande girandola cosmica: non gira a caso, ma segue il ritmo del mondo, un moto lento e impercettibile che accompagna la trasformazione di tutto. È il ciclo continuo della vita, dei riflessi che calano da una parte del pianeta mentre nascono dall’altra. La luce diventa così un respiro, un passaggio, un invito a riconoscere che ogni fine è già un inizio.
Maria Teresa Majoli







