Francesca Ghelarducci
L’ippocampo
Anno 2026
Tecnica mista su tela applicata su tavola, cm. 35×35
Nel nuovo ciclo dedicato ai mondi onirici, Francesca Ghelarducci lascia che sia il colore a generare la forma. Ogni opera nasce da un fondo autonomo, vibrante, costruito attraverso movimenti fluidi, sovrapposizioni luminose e combinazioni cromatiche che sembrano respirare. È un processo intuitivo, quasi medianico: l’artista non decide cosa dipingere, ma ascolta ciò che il colore suggerisce. Da questo universo liquido e pulsante, la creatura emerge come una rivelazione.
“Ippocampo” nasce proprio così: da un vortice di toni freddi e caldi che si intrecciano fino a evocare la presenza di un cavallo bianco, elegante e sospeso, che sembra attraversare un mare cosmico. La figura non è descritta nei dettagli, ma affiora dal ritmo del colore, come se fosse parte della stessa materia luminosa che la circonda. La coda, fluida e fantastica, richiama il mondo marino, mentre la postura del cavallo rimanda alla forza e alla grazia della creatura terrestre. È un animale impossibile eppure credibile, nato dall’incontro tra acqua, aria e luce.
Il fondo, denso di vibrazioni, non è un semplice sfondo: è un luogo mentale, un cosmo emotivo. Le pennellate creano un movimento che avvolge la figura e la fa sembrare in viaggio, come se stesse attraversando un confine tra mondi. L’atmosfera è sospesa, ipnotica, carica di un’energia che non appartiene alla realtà ma alla visione.
Questo ciclo rappresenta un’evoluzione importante nella ricerca della Ghelarducci. Dopo le architetture abbandonate, le serre, le bambole e i fiori liquidi, l’artista approda a un linguaggio più libero, simbolico, cosmico. Le creature fantastiche — la Fenice, il Pavone, l’Ippocampo — non sono soggetti, ma manifestazioni interiori. Sono forme che il colore decide di incarnare, specchi di stati emotivi, apparizioni che emergono da un altrove.
“Ippocampo” è un passaggio: un invito a lasciarsi trasportare in un mondo dove il colore genera vita e la visione diventa racconto.
Maria Teresa Majoli







