Andrea Renda

Self portrait

Anno 2020

A protezione l’opera è ricoperta da una lastra di plexiglass

Andrea Renda usa il polistirolo, che corrode e scava con l’uso di sostanze particolari e che ricopre con lastre di plexiglas. Attraverso questo schermo lucido emergono le superfici tormentate, scavate, graffiate e incise.

“Self portrait”

Oscar Wilde scrive “ogni pittore dipinge se stesso” e suggerisce, secondo il pensiero romantico, che ogni dipinto sia un’analisi di sé.

Anche Andrea Renda si cimenta in un autoritratto, un autoritratto del tutto contemporaneo però, che come tale quindi integra il proprio contesto e deve essere letto secondo specifiche linee guida.

E’ uno specchio nel quale non appare l’immagine che ha l’artista ha di sé, ma l’immagine che la realtà ci attribuisce, o meglio i riferimenti secondo i quali la società ci riconosce e ci identifica.

Siamo numeri, codici, tessere magnetiche… senza questi identificativi non esistiamo. E sono i componenti elettronici che leggono la nostra identità rilevabile solo attraverso il linguaggio macchina.

In effetti, il ritratto, che nasce per rivelare e preservare una identità, non poteva evolversi se non in questa direzione.

La tecnologia digitale, che tutto invade e pervade, che ci omologa e ci livella, appare capace di mettere in discussione i confini stessi della nostra umanità, mortificata e ridotta ad una dignità post umana in cui le logiche utilitaristiche spostano e deformano la prospettiva della nostra consapevolezza e l’autopercezione della nostra identità.

Comments

comments