Lucia Fiaschi
Ombre di primavera
Anno 2015
Olio e acrilico su tela, cm. 70×50
C’è un momento, davanti alle opere di Lucia Fiaschi, in cui lo sguardo smette di cercare una figura precisa e comincia invece a seguire un ritmo. È il ritmo antico dei simboli, delle forme che si allungano verso l’alto come antenne sensibili, dei corpi che non rappresentano ma evocano. In questa tela, la dimensione reale e quella onirica si intrecciano senza soluzione di continuità: le figure emergono come presenze rituali, sospese tra terra e cielo, tra materia e vibrazione.
La pittura di Fiaschi nasce da un gesto che non è mai puramente decorativo. Ogni linea, ogni spirale, ogni geometria è un frammento di un linguaggio arcaico, un codice che parla di connessione, di trasformazione, di energia. Le figure, slanciate e totemiche, sembrano partecipare a un rito silenzioso: non agiscono, non raccontano una storia, ma incarnano uno stato dell’essere. Sono ponti, sono canali, sono forme attraverso cui passa qualcosa che non si può dire con le parole.
Il colore, luminoso e stratificato, non è mai piatto. È materia viva, modellata come un bassorilievo pittorico, capace di catturare la luce e restituirla in vibrazioni sottili. I toni caldi e freddi si incontrano in un equilibrio che non è mai statico: è un movimento continuo, un respiro. Il fondo, con le sue onde morbide e circolari, amplifica questa sensazione di viaggio interiore, come se tutto fosse immerso in un sogno lucido in cui la coscienza rimane vigile.
Guardando quest’opera, si ha la sensazione di trovarsi davanti a un portale. Le figure non sono personaggi, ma presenze: archetipi che appartengono a un tempo senza tempo. La loro verticalità richiama l’idea dell’ascesa, della ricerca, dell’espansione. Sono radicate e allo stesso tempo in movimento, come se stessero attraversando una soglia invisibile.
Lucia Fiaschi ci invita a entrare in questa soglia. A lasciarci attraversare da un sapere che non è logico ma intuitivo, non è narrativo ma simbolico. È un viaggio sciamanico, un passaggio verso un livello di coscienza più ampio, dove ogni forma è collegata a tutte le altre e dove l’energia psichica e quella fisica si riconoscono come parti di un’unica trama.
Un’opera che non si guarda soltanto: si ascolta.
Maria Teresa Majoli







