Rosellina Castellarin
La bella Venezia
Anno 1979
China su carta, cm. 37×45
In ogni lavoro di Rosellina Castellarin si avverte un dialogo continuo tra tecnica antica e gesto contemporaneo, un equilibrio che nasce da una pratica lunga una vita. La sua esperienza con la carta pavonata, fatta di oli che scorrono sull’acqua e si trasformano in forme imprevedibili, ha affinato una sensibilità capace di unire controllo e libertà. Ma accanto a questo percorso, fin dagli anni Settanta, Castellarin ha sempre coltivato un’altra via: la china, un linguaggio che l’accompagna da sempre ed evole nel tempo con nuove maturità e nuove intenzioni. È un mezzo che non ammette esitazioni, che richiede una mano sicura, un occhio attento, un gesto che sa quando fermarsi e quando osare.
La sua formazione, iniziata con l’incontro decisivo con il prof. Virgilio Tramontin, l’ha portata a esplorare il bianco e nero, l’incisione, il disegno come forma di meditazione. Vive e lavora a Cordovado, dove la natura, il silenzio e l’osservazione quotidiana diventano parte integrante del suo modo di vedere e di restituire il mondo.
In questo contesto nasce “La bella Venezia”, un’opera che unisce la precisione del segno alla dolcezza dello sguardo. I tratti sono decisi ma morbidi, frutto di una mano che conosce la china da decenni e ne padroneggia la freschezza. Venezia appare come un ricordo luminoso: i palazzi si specchiano nell’acqua, che vibra e riflette come un tessuto vivo; gli intonaci antichi creano coreografie inattese sulle facciate; dai balconi spuntano vegetazioni sorprendenti; i camini svettano verso l’alto, dando ritmo e verticalità alla scena.
La magia del bianco e nero amplifica ogni dettaglio, trasformando il paesaggio in un intreccio di pieni e vuoti, di luce e ombra. La china, con la sua impossibilità di correggere, non ammette ripensamenti e per questo restituisce un’immediatezza che rende l’opera sincera, luminosa, profondamente umana. “La bella Venezia” è così: un ponte tra il passato e il presente dell’artista, tra la sua storia e il suo sguardo, tra la città reale e quella interiore.
Maria Teresa Majoli







