Maurizio Pupilli
La soglia
Anno 2026
Olio su tela, cm. 60×70
Maurizio Pupilli porta avanti una ricerca rigorosa e silenziosa, costruita nel tempo attraverso una pratica quotidiana fatta di pazienza, ascolto e dedizione assoluta alla luce. La sua pittura nasce da un gesto lento, meditativo, in cui ogni punto è un respiro e ogni variazione cromatica diventa un frammento di presenza.
Qui, nel bosco fitto e scuro che Pupilli ci pone davanti, il buio non è mai un’assenza: è una presenza viva, vibrante, attraversata da una luce che pulsa in profondità. L’azzurro, fresco e pulito, diventa il nostro punto fermo: una soglia. Siamo appena entrati? Stiamo per uscire? O siamo sospesi nel momento esatto in cui decidiamo se avanzare o tornare indietro?
È qui che la soglia respira. Non come confine, ma come possibilità.
La luce che filtra tra gli alberi non indica una direzione: chiama. E il cammino, qualunque esso sia, non è mai imposto: è un invito lento, meditativo, come la pratica stessa del puntinismo personale di Pupilli. Ogni punto è un respiro, un frammento di luce che costruisce la vibrazione dell’immagine. Il bosco non è descritto: affiora.
In questa trama di pieni e vuoti, di densità e trasparenze, il paesaggio diventa sorprendentemente poetico. Pupilli lo riempie di una musica sottile, fatta di minimi scarti di tono, di passaggi infinitesimali che trasformano la notte in un campo vivo. L’azzurro, con la sua dolcezza limpida, prelude all’acqua, al sereno, a un cielo che possiamo trovare anche sulla terra.
“La soglia” è un attraversamento. Un luogo dove la luce non solo illumina, ma costruisce. Dove la natura non è soggetto, ma presenza. Dove guardare significa ascoltare.
Maria Teresa Majoli







