Donato Lotito

Sogni duri

Anno 2025

Fotografia digitale su lastra alluminio, cm. 50×50

C’è un’immagine che, a prima vista, sembra dolce. Una donna distesa, gli occhi chiusi, il volto sereno, il braccio piegato come in un gesto di abbandono. Potrebbe essere un letto, potrebbe essere un prato, potrebbe essere un luogo morbido in cui lasciarsi andare. E invece no. Sotto di lei ci sono sassi. Sassi veri, sassi duri, sassi di fiume: levigati dall’acqua, sì, ma pur sempre pietra.

È in questo scarto — tra ciò che sembra e ciò che è — che nasce Sogni duri, una delle opere più intime e rivelatrici di Lucio Lotito. L’artista parte da una frase che lo ha colpito profondamente: “Voglio sogni duri come la pietra perché la vita non me li possa distruggere.” Non è una citazione decorativa: è un manifesto. È il punto da cui Lotito costruisce un’immagine che parla di resistenza, di fragilità, di quella forza silenziosa che si sviluppa proprio quando la vita non è morbida, ma ruvida.

La donna non è schiacciata dai sassi. Non è ferita. Non è in lotta. È adagiata. Come se avesse trovato un modo per rendere abitabile anche ciò che non lo è. Come se il corpo, quando sogna davvero, sapesse trasformare la pietra in un appoggio possibile.

E allora la domanda diventa inevitabile: se sei resiliente, se sei piena di sogni, se hai un nucleo che non si spezza… può diventare morbida anche la pietra?

Lotito sembra rispondere di sì. Perché la fotografia non racconta un dolore, ma una tregua. Non racconta una resa, ma una scelta. La scelta di continuare a sognare anche quando il terreno è duro. La scelta di trovare un posto per sé anche dove non c’è comodità. La scelta di trasformare la realtà — anche quella più spigolosa — in un luogo dove il corpo può riposare e la mente può andare altrove.

In Sogni duri la pietra non è più un ostacolo: è un fondamento. È ciò che resta quando tutto il resto si muove. È il terreno su cui costruire sogni che non si sgretolano.

E la donna, lì, distesa tra i sassi, diventa l’immagine di una forza quieta: la forza di chi non smette di sognare, anche quando la vita non è morbida.

Maria Teresa Majoli

Donna distesa su sassi levigati, occhi chiusi e postura serena, in un contrasto poetico tra fragilità e forza.

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