Davide Giallombardo

Fat Man #5

Anno 2024

Opera di grafica digitale stampata su tela, cm. 30×30

Davide Giallombardo concentra da sempre la sua ricerca sulla natura umana, osservata da vicino, senza mediazioni, con uno sguardo che non teme la crudezza. Le sue figure emergono dal buio come presenze sospese: volti segnati, corpi pesanti, identità che oscillano tra il reale e l’archetipo. Anche quando l’artista affianca alla pittura la tecnica digitale, la sua poetica rimane intatta: atmosfere cupe, luci radenti, memorie che sembrano provenire da un tempo indefinito, popolato da figure enigmatiche e scenari che evocano nostalgia e mistero. La sua cifra resta riconoscibile nella capacità di orchestrare ombre profonde e bagliori improvvisi, costruendo ambienti emotivi complessi e intensi.

All’interno di questa visione si colloca la serie Fat Man, una riflessione sul corpo come luogo del desiderio e dell’eccesso. Gli uomini ritratti diventano simboli dell’accumulo: non solo materiale, ma psicologico, emotivo, sociale. La loro monumentalità non è celebrazione, ma peso; non è forza, ma conseguenza. Il corpo si deforma sotto ciò che trattiene, sotto ciò che vuole possedere, sotto ciò che teme di perdere.

In Fat Man #5, questa tensione raggiunge una delle sue espressioni più emblematiche. La figura, imponente e solenne, si staglia contro un fondo uniforme che ne amplifica la presenza. L’abito elegante, la postura composta, il bastone impugnato con sicurezza: tutto sembra voler affermare un controllo che, però, il corpo smentisce. La mole diventa racconto, confessione, metafora. L’uomo appare come un monumento all’ingordigia del desiderio, alla bulimia dell’accumulo, alla necessità di trattenere più di quanto si possa sostenere. Eppure, nella sua imponenza, emerge anche una vulnerabilità sottile: un’umanità che affiora nelle pieghe del volto, nella rigidità della posa, nella tensione tra apparenza e verità.

Giallombardo non giudica, non denuncia: osserva. E invita lo spettatore a fare lo stesso. A interrogarsi su quanto il corpo racconti ciò che siamo, ciò che desideriamo, ciò che ci pesa.

“Fat Man #5” diventa così un ritratto psicologico potente, un’immagine che parla di eccesso e fragilità, di accumulo e perdita di equilibrio, di un’umanità che cerca di reggersi sotto il peso dei propri desideri.

Maria Teresa Majoli

Figura maschile imponente in abito elegante, ritratta in piedi con bastone su fondo uniforme; presenza monumentale che richiama temi di eccesso e accumulo.

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