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Punteggio:

Stelline 199

Luca Albizi

La Fuga

Anno 2016/2017

Tecnica mista su tela incollata su multistrato, cm. 70×70

La fuga
Sfuggire a un pericolo, lasciare la propria terra, per poter vivere la propria vita. Queste sono immagini presenti, nella distrazione della nostra vita quotidiana. Questo è il messaggio del lavoro “La fuga”. Come Giotto ha rappresentato nella Cappella degli Scrovegni a Padova, con l’affresco su muro “La fuga in Egitto”, la figura della Madonna sul somarello, il bambino in braccio e San Giuseppe, che scappano da un pericolo, per salvare la vita al bambino. In questo lavoro ho ripreso questa scena come punto di collegamento alle varie fughe, in cui oggi, molte persone sono costrette a scappare, dalla loro terra, per poter vivere la loro vita. La scena si svolge in prossimità del mare, il faro che si innalza fra colline colorate, sopra un mare blu denso. Una fiumana di persone camminano in maniera disordinata e compatta, indossano ancora i giubbotti salvagente, diventati il simbolo mediatico della fuga attraverso il Mediterraneo. Le figure riprese dall’affresco di Giotto le ho disegnate ruotandole a ¾, in maniera da avere un seguito di personaggi, i quali diventano un corpo unico con il solito scopo e il solito messaggio.
Qualcosa sulla mia pittura La mia pittura è tutto ciò che ho visto, letto e sentito, ma anche qualcosa che non conosco. Mi interessa un po’ di tutto, per quanto riguarda l’immagine, i graffiti del paleolitico o graffitisti da gli anni Settanta-Ottanta a oggi, i muralisti messicani, ma anche i fumetti. Con gli anni ho maturato questa tecnica, che si è rivolta al passato per immaginare qualcosa di nuovo. Guardo con interesse a i colori e i suoi contrasti. I contrasti che troviamo, nei miei lavori, sono: il contrasto di quantità, il contrasto dei colori complementari, dei colori puri, dove, molto spesso, l’occhio trova l’equilibrio e armonia. Guardo molto ai simboli, alle icone, ai segni che troviamo ovunque: nei nostri telefonini, per la strada, sulla porta dei bagni. Immagini semplificate e stilizzate che ci guidano e aiutano. Io definirei questa pittura, una pittura pittografica e iconica, una pittura molto spesso disegnata in due dimensioni, ma piena di colori.

Mi chiamo Luca Albizi, sono nato a Firenze nel 1969. Mio padre Pietro ha fatto, fin da piccolo, il falegname. Mia madre Marisa, invece, faceva la sarta. Ella cuciva le camicie da notte. Quando frequentavo la prima elementare, dalla sua bottega, mio padre mi portava degli scarti di legno, di varie forme, quadrate, rettangolari… con questi legni piallati e scartati, passavo interi pomeriggi a disegnarci sopra tutto ciò che vedevo con cere e matite. Poi ho cominciato ad incollarli assieme per creare degli oggetti. Il padre di mio padre, il mio carissimo nonno, che non ho mai conosciuto perché venuto a mancare quando mio padre era piccolo, era un contadino che sapeva leggere e scrivere eccellentemente. Egli, di nome Pasquale ma detto Adamo, era un caporale maggiore nella Prima Guerra Mondiale. Mia nonna, madre di mio padre, Giuseppa detta Beppina, era una contadina che, coi ferri, faceva i calzini. Il padre di mia madre, il mio caro nonno Federico detto “il Palle” perché fin da piccolo veniva chiamato “il Pallino”, era un contadino e, per creare cestini, intrecciava ulivo e salcio. Poi come dimenticare la madre di mia madre, la nonna Maria, anch’ella contadina.

La mia formazione:
• Scultura del legno
• Falegnameria
• restauro di dipinti
• diploma di geometra
• Accademia di belle arti di Firenze (scuola libera del nudo)
• Laurea in Disegno Industriale Università di Firenze Facoltà di Architettura

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